Fiorenza Pancino: quando la ceramica diventa racconto, ironia e libertà

Ci sono artisti che lavorano la materia ed entrano in dialogo con la vita.

Fiorenza Pancino vive la ceramica non soltanto come una tecnica, né una tradizione da custodire ma un linguaggio vivo, capace di parlare di temi di interesse collettivo: identità, femminilità, natura, amore, quotidianità, memoria e trasformazione.

Nata in Veneto nel 1966, Fiorenza Pancino vive e lavora a Faenza da oltre vent’anni, città che ha scelto come casa e come luogo privilegiato della propria ricerca artistica. Qui, nella capitale internazionale della ceramica, ha costruito un percorso personale che attraversa la tradizione, porta innovazione e contemporaneità.

Una ceramica libera

La prima cosa che colpisce nelle opere di Pancino è probabilmente la loro libertà.

La maiolica viene dipinta, modellata, trasformata e talvolta quasi provocata. Accanto alla ceramica compaiono fotografia, video, carta e tessuto: materiali diversi attraverso i quali l’artista costruisce una ricerca che supera i confini dell’artigianato per entrare pienamente nel linguaggio dell’arte contemporanea.

Nelle sue opere convivono leggerezza e profondità.

Oggetti apparentemente familiari possono diventare strani, ironici, talvolta surreali. Il mondo domestico, il corpo, gli stereotipi legati alla femminilità e le esperienze personali vengono osservati con uno sguardo capace di essere insieme delicato e tagliente.

La Galleria Gagliardi, che ha esposto il suo lavoro tra il 1998 e il 2006, descrive proprio questa capacità di Pancino di rinnovare la tradizione della maiolica attraverso immagini, parole e narrazioni personali, trasformando la decorazione in uno strumento contemporaneo di racconto.

Faenza come luogo di partenza

Per comprendere Fiorenza Pancino bisogna probabilmente comprendere anche il rapporto con Faenza. Qui la ceramica non è soltanto materia: è cultura, storia, economia, bottega, scuola e identità collettiva.

Pancino ha scelto di inserirsi in questa tradizione mantenendo uno sguardo estremamente personale. Nel suo studio nel centro storico desidera luce, visibilità verso l’esterno ma anche uno spazio più intimo dedicato al lavoro: quasi una metafora perfetta del suo modo di fare arte, continuamente sospeso tra ciò che viene mostrato e ciò che rimane interiore.

Il suo studio, in via San Filippo Neri 2/A, è inserito anche nel circuito delle botteghe ceramiche faentine.

Dalla Romagna al mondo

La dimensione locale ha creato radici al lavoro di Fiorenza Pancino che in seguito ha iniziato a viaggiare.

Nel 2011 riceve una menzione d’onore all’International Gyeonggi Ceramic Biennale di Icheon, in Corea del Sud. Nel 2015 partecipa alla collettiva Ceramica Viva alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e nel 2017 ottiene il Premio della Giuria C. Casali all’ International Ceramic Competition di Mino, in Giappone.

Il suo percorso comprende inoltre esperienze e residenze artistiche in Cina, Giappone e Stati Uniti e partecipazioni a esposizioni internazionali tra Parigi, Yokohama, la Danimarca e la Germania.

Parte da Faenza, uno dei luoghi simbolo della ceramica mondiale, per incontrare altre culture della materia e poi riportare quelle esperienze nel proprio linguaggio.

La materia come emozione

La ceramica è terra, acqua, attesa e fuoco. È una materia che sembra poter essere controllata ma che conserva sempre una piccola parte di imprevedibilità. Fiorenza l’ha scelta come mezzo privilegiato della propria espressione. In una frase diventata quasi una dichiarazione poetica, racconta di amare la ceramica perché le assomiglia, perché anche lei “soffre degli sbalzi di temperatura”.

Dentro questa ironia c’è molto del suo lavoro. La fragilità non viene nascosta, diventa materiale creativo. Le crepe, gli sbalzi, le trasformazioni e l’impossibilità di controllare completamente ciò che avviene nel forno ricordano qualcosa di profondamente umano.

Anche la recente mostra personale “OROVIVO”, presentata a Bologna a gennaio 2026, curata da Margherita Maccaferri, presso la galleria BoA Spazio Arte, ha posto al centro proprio questo rapporto fra materia, gesto ed emozione: la ceramica come elemento che conserva il tocco dell’artista e rende visibile il processo di trasformazione.

Ironia, femminilità e quotidiano

Nel lavoro di Fiorenza il femminile non ha bisogno di essere dichiarato attraverso grandi manifesti, affiora negli oggetti, nelle immagini. È una femminilità vissuta e osservata, talvolta ironizzata, liberata dai ruoli prestabiliti. Ed è qui che la sua ricerca diventa contemporanea: prende elementi apparentemente ordinari e li sposta appena, abbastanza da costringerci a guardarli nuovamente.

La ceramica diventa pensiero.

Un’artista da scoprire entrando nel suo mondo

Visitare uno studio d’artista significa entrare in un luogo diverso da una galleria. Si vedono prove, materiali, colori, oggetti ancora incompiuti. Si percepiscono le stratificazioni del lavoro e, soprattutto, si comprende quanto tempo esista dietro qualcosa che davanti ai nostri occhi sembra immediato.

Lo studio di Fiorenza Pancino rappresenta perfettamente una delle anime più interessanti della Faenza contemporanea: quella in cui l’antichissima cultura della ceramica continua a trasformarsi grazie allo sguardo degli artisti.

MySunnyRomagna consiglia

Se amate l’arte e passate da Faenza, cercate le piccole botteghe e gli studi degli artisti oltre ai grandi musei. Entrare nel luogo in cui un’opera nasce permette di scoprire una Romagna viva: creativa, internazionale, ironica e profondamente contemporanea.

Quella di Fiorenza Pancino è una delle storie che vale la pena incontrare.

Dove:  Via S. Filippo Neri, 2, 48018 Faenza RA

Tel: 3334614772

Link: https://www.fpancino.it